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ARTICOLO BIM:
"PARAMETRIZZAZIONE GEOMETRICA E METADATI DI FAMIGLIE BIM REVIT NEL WORKFLOW PROGETTUALE"
La diffusione del Building Information Modelling rappresenta una conquista recente nel settore delle costruzioni nel contesto italiano, trainata dalla cogente normativa nazionale e comunitaria in tema di appalti pubblici, che con il correttivo (D.lg. 209/2024) al Nuovo Codice degli Appalti Pubblici (D.lg. 36/2023) sancisce l’obbligatorietà della metodologia BIM per tutte le Opere Pubbliche di importo > 2 ML Euro ( restando anche premiante sottosoglia secondo il D.lg 312/2021 qualora la Stazione Appaltante chiedesse volontariamente lo sviluppo del progetto/costruzione in BIM o qualora in fase di gara i Progettisti/Imprese vogliano offrire volontariamente il BIM come aspetto migliorativo per una maggiore gestione del processo di progettazione/costruzione in digitale ).
Al centro della metodologia BIM vi è l’oggetto parametrico tridimensionale, la perfetta virtualizzazione del corrispondente oggetto reale che verrà eseguito/installato in cantiere, che porta con sé un insieme di informazioni geometriche e alfanumeriche ( metadati ). E’ attraverso l’oggetto BIM che le informazioni vengono implementate e trasferite tra tutti gli stakeholder coinvolti in un particolare processo edilizio sin dalla fase di concept (PFTE), alla progettazione (PE), alla costruzione in cantiere sino a ricreare con l’As-Built BIM finale il “Digital Twin” ossia il gemello digitale dell’opera realizzata al fine di un ulteriore utilità di gestione durante tutto il ciclo di vita dell’asset mediante la condivisione di modelli, oggetti, metadati, su specifiche piattaforma di Facility Management.
L’uso improprio degli strumenti procedurali ed operativi legati alla realizzazione di tali oggetti BIM rischia di snaturare il reale obiettivo della metodologia impiegata, incentrata sul dato e su un efficace flusso informativo, lungo tutto il ciclo di vita dell’edificio e tra tutti i soggetti coinvolti.
Spesso modelli eccessivamente pesanti contengono al loro interno oggetti 2D e 3D troppo dettagliati rispetto la fase progettuale in oggetto, o il cui contenuto informativo non risponde efficacemente ai requisiti informativi definiti nella fase iniziale del processo nei CI ( Capitolati Informativi ) delle Stazioni Appaltanti, o ancora vi è un abuso improprio di librerie di oggetti BIM scaricabili on-line da portali cui vi è un overboard di informazioni non coerenti con le necessità progettuali.
A tale proposito la norma UNI EN 17412-1 definiva il “Fabbisogno Informativo” sugli oggetti BIM dettagliandone la granularità delle informazioni alle necessità dei vari BIMUses sia dal punto di vista geometrico, metadati e documentazione connessa all’oggeto per soddisfare l’esigenza di fase, allineandosi alla nuova visione e passaggio di concetto di LOD ( Level of Detail/Development ) a LOIN ( Level Of Information Needed ) come richiamato a livello internazionale dalle norme ISO 19650. Di recente questo aspetto trova evoluzione e conferma nella pubblicazione delle norme UNI EN ISO 7817-1:2024 ( abrogando la UNI EN 17412-1 ) che appunto specifica a livello internazionale i principali concetti e i principi necessari per stabilire una metodologia atta a definire il livello di fabbisogno informativo e la consegna di informazioni mediante oggetti BIM in modo coerente quando si utilizza il Building Information Modeling (BIM), attraverso una organizzata strutturazione di informazioni geomteriche, alfanumetriche, documentali. Il testo ISO è perfettamente conforme ai contenuti della UNI EN 17412-1 con una visiona globale ed internazionale in quanto è stata appunto la delegazione italiana delle UNI a portarlo sul tavolo internazionale per la conversione a Norma ISO ( Figura 1 ).
Pertanto nella gestione di oggetti BIM parametrici diventa fondamentale, quindi, comprendere il corretto flusso di lavoro finalizzato alla realizzazione di un oggetto ad hoc che vada a soddisfare l’obiettivo della fase interessata, da un punto di vista geometrico,informativo e documentale.
All’interno di software di BIM Authoring come Autodesk Revit è possibile creare oggetti parametrici (definiti “Famiglie”) che per la loro flessibilità ben si adattano a quadri esigenziali specifi: i parametri dimensionali e alfanumerici inseriti permettono di caratterizzare forma, proprietà fisiche, finitura dei singoli componenti, oltre che la loro gestione dimensione futura dal 4D al 7D.
In questo articolo vedremo nello specifico l’iter seguito per la realizzazione di un elemento infrastrutturale "pila", elemento verticale di sostegno degli impalcati di ponti e viadotti ( Figura 2 ).
La modellazione di un oggetto architettonico, noto con il nome di famiglia (.rfa), prende avvio dalla scelta del template idoneo, file di partenza pre-strutturato per una data categoria di oggetto (in formato rft.).
Affinché l’oggetto sia modellato in modo corretto, risulta utile definire uno standard procedurale di modellazione. All’interno dell’editor della famiglia, occorre quindi:
Nel caso specifico dell'oggetto scelto (pila) si sceglie come template di partenza “pilastri strutturali”, che prevede che la costruzione della geometria solida sia vincolata a due livelli orizzontali principali di limite superiore e inferiore. All’oggetto, riconosciuto come elemento verticale strutturale, saranno associati all’interno del progetto tutti i parametri di sistema previsti per la categoria.
In alcuni casi, può risultare utile creare famiglie complesse con componenti nidificati: in una famiglia nidificata la famiglia principale, definita host, può ospitare al suo interno altre famiglie realizzate esternamente, secondo un logica di assemblaggio di sistemi semplici, relazionati tra loro, che formano un unico sistema complesso.
Nel caso in esame si decide di modellare l’elemento “pulvino” soprastante la pila come famiglia esterna (modello generico categorizzato come “pulvino pilone”). I parametri associati all’elemento nidificato condiviso potranno essere gestiti e implementati all’interno della famiglia host e l’elemento pulvino essere riconosciuto come elemento indipendente in fase di esportazione IFC, pur appartenendo al sistema complesso pila-pulvino, come visionato autonomamente nel software di verifica geometrica ed informativa Solibri ( Figura 6 ).
All’interno di un processo integrato BIM-oriented l’oggetto diventa un contenitore di informazioni ( metadati ). La costruzione del database informativo avviene a partire dall’assegnazione di valori a parametri associati ai singoli oggetti, che possono essere definiti di sistema e/o creati appositamente per rispondere alle esigenze e richieste informative condivise.
Nel caso della famiglia pila si definiscono dei gruppi di parametri ( Pset ), inseriti all’interno del progetto come parametri condivisi e associati alla relativa categoria di oggetto.
Affinchè le informazioni implementate nell’oggetto siano efficacemente trasferite e condivise ci assicuriamo, quindi, che i dati così inseriti siano correttamente esportati verso formati aperti, assegnando all’oggetto la corretta classe IFC: verranno così esportati, secondo una MVD ( Model view definition ) predefinita, sia tutti i parametri personalizzati ( user defined property set ) che tutti i set di proprietà IFC ( IfcPropertySet ) per una perfetta corrispondenza di dati tra l'oggetto nativo in Revit e l'oggetto nel formato IFC ( Figura 7 )
AUTORI:
BIM Expert/BIM Specialist - Arch. Lucia Pierni - BIMTrainer srls
CEO & BIM Manager - Ing. Domenico Spanò - BIMTrainer srls
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